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Formazione >> Cultura >> Thailandia
La politica estera

La Thailandia ha acquistato un ruolo guida negli affari regionali e cerca di posizionarsi come la porta di entrata dei paesi continentali del Sud-Est Asiatico e come il motore dello sviluppo economico regionale. Il Paese è membro del Movimento di Paesi non Allineati (NAM) sin dal 1993.
Un forte impulso è stato dato dai successivi Governi tailandesi all'ASEAN («Association of South-East Asia Nations», con sede a Giacarta, Indonesia), di cui la Thailandia è uno dei membri fondatori. Il Paese ha decisamente appoggiato l'allargamento dell'Associazione e la formazione della «ASEAN Free Trade Area» (AFTA).
In seguito al referendum per l'indipendenza di Timor-Est, del 1999, la Thailandia, per la prima volta nella sua storia, ha contribuito con un contingente di truppe alla formazione della forza di pace internazionale (INTERFET) e ha partecipato nell'Autorità transitoria dell'ONU in Timor Est (UNTAET).

Tradizionalmente, la priorità della politica estera tailandese è stata il mantenimento della sicurezza nazionale. Nel 2001, il Primo Ministro Thaksin è riuscito a stabilizzare i rapporti con Myanmar, in seguito ad una grave crisi alla frontiera, provocata dalle differenze sorte nel controllo del traffico di narcotici e che portò a prolungati duelli di artiglierie e incursioni oltre frontiera delle unità militari dei due Paesi. Il Governo Thaksin ha cercato di puntare sulla cooperazione regionale invece che sul confronto per ridurre il traffico di droga attraverso la frontiera e ha messo in atto una «diplomazia personale», cioè, fondata in personali legami di amicizia tra le dirigenze politiche, per cercare di migliorare i tradizionalmente difficili rapporti con Myanmar.

L'attuale Governo ha definito una «Asia-centerd» politica estera, che include l'appoggio alle iniziative legate all'ASEAN e ai Paesi della sotto-regione del Mekong, mediante la costituzione di un corridoio che connette la rete di trasporti Est-Ovest del continente, l'accelerazione dell'applicazione dell'AFTA, lo stimolo alle riunioni regolari dell' «ASEAN + 3" (Giappone, Cina e Corea) ed all'incremento dei rapporti con l'Asia del Sud, attraverso Bangladesh, India e Sri Lanka.

Il Governo Thaksin ha volutamente eliminato dalla politica estera tailandese ogni riferimento alla promozione dei diritti umani o delle istituzioni democratiche dei Paesi vicini, visti ora come un problema interno, ma che era una delle priorità del precedente Governo del Primo Ministro Chuan Leekpai, più orientato a dare un ruolo guida alla Thailandia nella modernizzazione e nell'apertura della regione ai valori dell'Occidente.

La Thailandia ha scelto di seguire una «One China policy», che non gli ha impedito di mantenere forti vincoli economici con Taiwan. Il Paese ha sviluppato crescenti rapporti commerciali e finanziari con le regioni del sud della Cina e spera di estendere questi vincoli attraverso formali meccanismi di cooperazione con la Sub-regione del Delta del Mekong.
Gli Stati Uniti sono il primo socio commerciale del Paese e mantengono con la Thailandia un antico Trattato di Difesa bilaterale. Il Giappone, invece, è in assoluto il primo investitore nel Paese.

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