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Cristiani e Musulmani:in dialogo fiducioso
per affrontare insieme le sfide del nostro mondo
Cari amici musulmani,
1. E’ per me motivo di grande gioia inviarvi questo messaggio
per la prima volta in qualità di Presidente del Pontificio
Consiglio per il Dialogo Interreligioso, e di presentarvi gli
auguri più calorosi di questo Consiglio in occasione della
festa che conclude il mese di digiuno del Ramadan. Vi auguro pace,
tranquillità e gioia nei vostri cuori, nelle vostre case
e nei vostri rispettivi paesi. Questi auguri fanno eco a quelli
che Sua Santità, il Papa Benedetto XVI in persona, all’inizio
del Ramadan, ha formulato ai diplomatici dei paesi a maggioranza
musulmana accreditati presso la Santa Sede, ad altri paesi membri
e osservatori dell’Organizzazione della Conferenza Islamica
e a rappresentanti delle comunità musulmane in Italia.
2. E’ bello poter condividere con voi questo momento significativo
nell’ambito dei nostri rapporti di dialogo. Le circostanze
particolari che abbiamo appena affrontato insieme, mostrano anch’esse
che, se il cammino di un dialogo autentico può essere talvolta
arduo, esso diventa più che mai necessario.
3. Il mese del Ramadan che avete appena vissuto è stato
anche ugualmente un tempo di preghiera e di riflessione sulla
difficile situazione che sta vivendo il nostro mondo. Pur vedendo
ciò che è buono e ringraziando il Signore, è
impossibile non constatare i gravi problemi che gravano sulla
nostra epoca: l’ingiustizia, la povertà, le tensioni
e i conflitti all’interno dei paesi, ma anche tra di loro.
La violenza e il terrorismo costituiscono una piaga particolarmente
dolorosa. Quante vite umane distrutte, donne rese vedove, bambini
che perdono i genitori e si ritrovano orfani… Quanti sono
gli uomini e le donne che vengono feriti nel corpo e nel cuore,
o colpiti da un handicap… Quanta distruzione, in pochi minuti,
di ciò che è stato costruito durante gli anni, spesso
al prezzo di molti sacrifici e di enormi spese!
4. Come cristiani e musulmani, non siamo forse i primi chiamati
a offrire il nostro contributo specifico alla soluzione di questa
grave situazione e di questi complessi problemi? E’ in gioco
probabilmente la credibilità delle religioni, ma anche
quella dei capi religiosi e di tutti i credenti. Se non teniamo
il nostro posto come credenti, molti si interrogheranno sull’utilità
delle religioni e sulla nostra coerenza in quanto uomini e donne
che si prostrano davanti a Dio.
Le nostre due religioni attribuiscono molta importanza e molto
spazio all’amore, alla compassione e alla solidarietà.
E’ in questa occasione che desidero condividere con voi
il messaggio della prima enciclica di Sua Santità il Papa
Benedetto XVI, Deus caritas est (« Dio è amore »),
che fa eco alla «definizione» più caratteristica
di Dio nella Sacra Scrittura dei cristiani: «Dio è
amore» (1 Gv 4, 8). L’amore autentico per Dio è
inseparabile dall’amore per gli altri: «Se uno dicesse:
"Io amo Dio", e odiasse il suo fratello, è un
mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non
può amare Dio che non vede» (1 Gv 4, 20). Ricordando
questo, l’enciclica sottolinea l’importanza della
carità fraterna nella missione della Chiesa: l’amore,
per essere credibile, deve essere concreto. E’ necessario
che sia un aiuto offerto a tutti, partendo dai più svantaggiati.
L’amore vero deve mettersi al servizio della vita di tutti
i giorni, ma anche della ricerca di soluzioni giuste e pacifiche
ai gravi problemi che colpiscono il nostro mondo.
5. I credenti che si impegnano nell’aiuto alle persone bisognose
e nella ricerca di soluzioni a tali problemi, lo fanno prima di
tutto per amore di Dio, «per il volto di Dio». Il
Salmo 27 (26) recita: «Cerco il tuo volto, Signore, il tuo
volto io cerco…» (v.9). Il digiuno che avete vissuto
durante tutto questo mese, oltre ad un’attenzione maggiore
alla preghiera, vi ha reso ugualmente ancora più sensibili
ai bisogni degli altri, soprattutto a chi ha fame, indicando una
generosità ancora più grande nei confronti delle
persone che si trovano nella necessità.
6. Le difficoltà quotidiane e i gravi problemi del mondo
sollecitano la nostra attenzione e la nostra azione. Chiediamo
a Dio, nella preghiera, di aiutarci ad affrontarli con coraggio
e determinazione. Laddove possiamo operare insieme, non lavoriamo
separati. Il mondo, e noi con lui, ha bisogno di Cristiani e di
Musulmani che si rispettano, si stimano e offrono la testimonianza
di amarsi e di operare insieme per la gloria di Dio e per il bene
di tutti gli uomini.
7. Con sentimenti di sincera amicizia vi saluto e affido queste
considerazioni alla vostra riflessione. Chiedo a Dio Onnipotente
che tali sentimenti contribuiscano a promuovere, dovunque, rapporti
di più grande comprensione e di più ampia cooperazione
tra cristiani e musulmani; sarà questo un importante contributo
per ristabilire e rafforzare la pace all’interno delle nazioni
e tra i popoli, secondo l’auspicio profondo di tutti i credenti
e di tutti gli uomini di buona volontà.
Cardinale Paul Poupard
Presidente
Arcivescovo Pier Luigi Celata
Segretario
[Testo originale: Francese]
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