L'OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
1. "Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra!".
Questa acclamazione, or ora ripetuta nel Salmo responsoriale,
esprime molto bene il significato della Solennità dell'Epifania
che oggi celebriamo. Insieme essa getta luce anche sull'odierno
rito di chiusura della Porta Santa.
"Ti adoreranno, Signore...": è una visione che
ci parla di futuro, ci fa guardare lontano. Viene evocata l'antica
profezia messianica, che si realizzerà pienamente quando
Cristo Signore tornerà glorioso alla fine della storia.
Essa tuttavia ha avuto una prima realizzazione, storica e insieme
profetica, quando i Magi vennero a Betlemme portando i loro doni.
Fu l'inizio della manifestazione di Cristo - appunto la sua "epifania"
- ai rappresentanti dei popoli del mondo.
E' una profezia che si va gradatamente attuando nel corso del
tempo, a mano a mano che l'annuncio evangelico si espande nei
cuori degli uomini e si radica in tutte le regioni della terra.
Il Grande Giubileo non è stato forse una sorta di "epifania"?
Venendo qui a Roma, o recandosi in pellegrinaggio anche altrove
nelle tante Chiese giubilari, innumerevoli persone si sono poste
in qualche modo sulle orme dei Magi, alla ricerca di Cristo. La
Porta Santa non è che il simbolo di questo incontro con
Lui. E' Cristo la vera "Porta Santa", che ci apre l'accesso
alla casa del Padre e ci introduce nell'intimità della
vita divina.
2. "Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra!".
Qui soprattutto, nel centro della cattolicità, l'imponente
afflusso di pellegrini provenienti da tutti i continenti ha offerto
quest'anno un'immagine eloquente del cammino dei popoli verso
Cristo. Si è trattato di persone delle più svariate
categorie, venute col desiderio di contemplare il volto di Cristo
e di ottenerne la misericordia.
"Il Cristo ieri e oggi / Principio e Fine / Alfa e Omega.
/ A Lui appartengono il tempo / e i secoli. / A Lui la gloria
e il potere / per tutti i secoli in eterno" (Liturgia della
Veglia pasquale). Sì, è quest'inno che il Giubileo,
nell'orizzonte suggestivo del passaggio ad un nuovo millennio,
ha voluto innalzare a Cristo, Signore della storia, a duemila
anni dalla sua nascita. Oggi si conclude ufficialmente quest'anno
straordinario, ma restano i doni spirituali che in esso sono stati
effusi; continua quel grande "anno di grazia" che Cristo
inaugurò nella sinagoga di Nazaret (cfr Lc 4, 18-19) e
che durerà fino alla fine dei tempi.
Mentre oggi si chiude, con la Porta Santa, un "simbolo"
di Cristo, resta più che mai aperto il Cuore di Cristo.
Egli continua a dire all'umanità bisognosa di speranza
e di senso: "Venite a me, voi tutti che siete affaticati
e oppressi, ed io vi ristorerò" (Mt 11, 28). Al di
là delle numerose celebrazioni ed iniziative che lo hanno
contraddistinto, è l'esperienza viva e consolante dell'"incontro
con Cristo" la grande eredità che il Giubileo ci lascia.
3. Desideriamo quest'oggi farci voce del grazie e della lode di
tutta la Chiesa. Per questo, al termine di questa celebrazione,
canteremo un solenne Te Deum di ringraziamento. Il Signore ha
compiuto meraviglie per noi, ci ha colmati di misericordia. Dobbiamo
oggi far nostro il sentimento di letizia provato dai Magi, nel
loro cammino verso Cristo: "Al vedere la stella, essi provarono
una grandissima gioia". Soprattutto dobbiamo imitarli mentre
depongono ai piedi del Bimbo divino non solo i loro doni, ma la
loro vita.
In quest'Anno giubilare la Chiesa ha cercato di svolgere con più
grande impegno, per i suoi figli e per l'umanità, la funzione
della stella che orientò i passi dei Magi. La Chiesa non
vive per se stessa, ma per Cristo. Intende essere la "stella"
che fa da punto di riferimento, aiutando a trovare il cammino
che porta a Lui.
Nella teologia patristica si amava parlare della Chiesa come del
"mysterium lunae", per sottolineare che essa, come la
luna, non brilla di luce propria, ma riflette Cristo, il suo Sole.
Mi piace ricordare che proprio con questo pensiero si apre la
Costituzione dogmatica sulla Chiesa del Concilio Vaticano II:
"Cristo è la luce delle genti", "lumen gentium"!
E i Padri conciliari continuavano esprimendo il loro ardente desiderio
di "illuminare tutti gli uomini con la luce di Cristo che
si riflette sul volto della Chiesa" (n. 1).
Mysterium lunae: il Grande Giubileo ha fatto vivere alla Chiesa
un'esperienza intensa di questa sua vocazione. E' Cristo che essa
ha additato in quest'anno di grazia, riecheggiando ancora una
volta le parole di Pietro: "Signore, da chi andremo? Tu hai
parole di vita eterna!" (Gv 6, 68).
4. "Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra!".
Questa universalità della chiamata dei popoli a Cristo
si è quest'anno manifestata in modo più vistoso.
Persone di ogni continente e di ogni lingua si sono date convegno
in questa Piazza. Tante voci si sono qui levate nel canto, come
sinfonia di lode e annuncio di fraternità.
Non potrei certo in questo momento ricordare gli svariati incontri
che abbiamo vissuto. Mi vengono in mente i bambini che hanno inaugurato
il Giubileo con la loro irrefrenabile festosità, e i giovani
che hanno conquistato Roma con il loro entusiasmo e la serietà
della loro testimonianza. Penso alle famiglie, che hanno proposto
un messaggio di fedeltà e di comunione così necessario
al nostro mondo, e agli anziani, agli ammalati e ai disabili,
che hanno saputo offrire un'eloquente testimonianza della speranza
cristiana. Ho davanti agli occhi il Giubileo di coloro che, nel
mondo della cultura e della scienza, con dedizione quotidiana
attendono alla ricerca della verità.
Il pellegrinaggio che duemila anni fa vide i Magi venire dall'Oriente
fino a Betlemme, alla ricerca di Cristo appena nato, è
stato quest'anno ripetuto da milioni e milioni di discepoli di
Cristo, qui venuti non con "oro, incenso e mirra", ma
portando il proprio cuore ricco di fede e bisognoso di misericordia.
5. Per questo la Chiesa oggi gode, vibrando all'appello di Isaia:
"Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce...
Cammineranno i popoli alla tua luce" (Is 60, 1.3). Non v'è,
in questo sentimento di gioia, nessun vuoto trionfalismo. E come
potremmo cadere in questa tentazione, proprio al temine di un
anno così intensamente penitenziale? Il Grande Giubileo
ci ha offerto un'occasione provvidenziale per compiere la "purificazione
della memoria", chiedendo perdono a Dio per le infedeltà
compiute, in questi duemila anni, dai figli della Chiesa.
Davanti a Cristo crocifisso, abbiamo ricordato che, a fronte della
grazia sovrabbondante che rende la Chiesa "santa", noi
figli suoi siamo largamente segnati dal peccato, e gettiamo ombra
sul volto della Sposa di Cristo: nessuna auto-esaltazione, dunque,
ma grande coscienza dei nostri limiti e delle nostre debolezze.
Non possiamo, tuttavia, non vibrare di gioia, di quella gioia
interiore a cui il profeta ci invita, ricca di gratitudine e di
lode, perché fondata sulla coscienza dei doni ricevuti
e sulla certezza dell'amore perenne di Cristo.
6. Ora è tempo di guardare avanti, e il racconto dei Magi
può in certo senso indicarci una rotta spirituale. Essi
ci dicono innanzitutto che, quando si è incontrato Cristo,
occorre saper sostare e vivere profondamente la gioia dell'intimità
con Lui. "Entrati nella casa, videro il bambino con Maria
sua Madre, e prostratisi lo adorarono": la loro vita era
ormai per sempre consegnata a quel Bimbo per il quale avevano
affrontato le asprezze del viaggio e le insidie degli uomini.
Il cristianesimo nasce, e continuamente si rigenera, a partire
da questa contemplazione della gloria di Dio che rifulge sul volto
di Cristo.
Un volto da contemplare, quasi intravedendo nei suoi occhi i "lineamenti"
del Padre e lasciandosi avvolgere dall'amore dello Spirito. Il
grande pellegrinaggio giubilare ci ha ricordato questa fondamentale
dimensione trinitaria della vita cristiana: in Cristo incontriamo
anche il Padre e lo Spirito. La Trinità è l'origine
e il compimento. Tutto parte dalla Trinità, tutto torna
alla Trinità.
E tuttavia, come avvenne per i Magi, questa immersione nella contemplazione
del mistero non ci impedisce di camminare, anzi ci obbliga a ripartire
per un nuovo tratto di cammino nel quale ci facciamo annunciatori
e testimoni. "Per un'altra strada fecero ritorno al loro
paese". I Magi furono in qualche modo i primi missionari.
L'incontro con Cristo non li bloccò a Betlemme, ma li spinse
nuovamente per le strade del mondo. Occorre ripartire da Cristo,
e per ciò stesso, ripartire dalla Trinità
7. Proprio questo ci viene chiesto, carissimi Fratelli e Sorelle,
come frutto del Giubileo che oggi si chiude.
In funzione di questo impegno che ci attende, firmerò tra
poco la Lettera Apostolica "Novo millennio ineunte",
nella quale propongo alcune linee di riflessione che possono aiutare
tutta la comunità cristiana a "ripartire" con
rinnovato slancio dopo l'impegno giubilare. Certo, non si tratta
di organizzare, nel breve periodo, altre iniziative di grandi
proporzioni. Si torna nell'impegno ordinario, ma questo è
tutt'altro che un riposo. Occorre anzi trarre dall'esperienza
giubilare gli insegnamenti utili per dare al nuovo impegno un'ispirazione
e un orientamento efficaci.
8. Consegno queste linee di riflessione alle Chiese particolari,
quasi come "eredità" del Grande Giubileo, perché
le valorizzino all'interno della loro programmazione pastorale.
C'è urgente bisogno innanzitutto di tesoreggiare l'impulso
alla contemplazione di Cristo, che l'esperienza di quest'anno
ci ha dato. Dentro il volto umano del Figlio di Maria riconosciamo
il Verbo fatto carne, nella pienezza della sua divinità
e della sua umanità. I più insigni artisti - in
Oriente e Occidente - si sono cimentati col mistero di quel Volto.
Ma esso è soprattutto il Volto che lo Spirito, divino "iconografo",
disegna nei cuori di quanti lo contemplano e lo amano. Occorre
"ripartire da Cristo", con lo slancio della Pentecoste,
con entusiasmo rinnovato. Ripartire da Lui innanzitutto nell'impegno
quotidiano della santità, ponendoci in atteggiamento di
preghiera e in ascolto della sua parola. Ripartire poi da Lui
per testimoniarne l'Amore, attraverso una pratica della vita cristiana
segnata dalla comunione, dalla carità, dalla testimonianza
nel mondo. E' questo il programma che consegno nella presente
Lettera Apostolica. Esso si potrebbe ridurre ad una sola parola:
"Gesù Cristo!".
All'inizio del mio Pontificato, e poi ancora tante volte, ho gridato
ai figli della Chiesa e al mondo: "Aprite, spalancate le
porte a Cristo". Desidero gridarlo ancora, al termine di
questo Giubileo, all'inizio di questo nuovo millennio.
9. "Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra!".
Questa profezia si realizza già nella Gerusalemme celeste,
dove tutti i giusti del mondo, e specialmente tanti Testimoni
della fede, sono misteriosamente raccolti in quella santa città
in cui non vi è più sole, perché il suo sole
è l'Agnello. Lassù angeli e santi uniscono la loro
voce per cantare le lodi di Dio.
La Chiesa pellegrina sulla terra, nella sua liturgia, nel suo
annuncio del Vangelo, nella sua testimonianza, si fa eco ogni
giorno di quel canto celeste. Voglia il Signore che essa, nel
nuovo millennio, cresca sempre più nella santità,
per essere nella storia vera "epifania" del volto misericordioso
e glorioso di Cristo Signore. Così sia!
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