L'OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
1. "Rallegratevi ... il Signore è vicino!" (Fil
4,4.5).
L'odierna terza domenica di Avvento è caratterizzata dalla
gioia: la gioia di chi attende Colui che "è vicino",
il Dio-con-noi, preannunciato dai profeti. E' la "grande
gioia" del Natale che oggi pregustiamo; una gioia che "sarà
di tutto il popolo", perché il Salvatore è
venuto e verrà di nuovo a visitarci dall'alto, come sole
che sorge (cfr Lc 1,78).
E' la gioia dei cristiani, pellegrini nel mondo, che attendono
con speranza il ritorno glorioso di Colui che, per venire in nostro
aiuto, si è spogliato della sua gloria divina. E' la gioia
di questo Anno Santo, che commemora i due millenni da quando il
Figlio di Dio, Luce da Luce, ha rischiarato con il fulgore della
sua presenza la storia dell'umanità.
Assumono pertanto singolare eloquenza, in tale prospettiva, le
parole del profeta Sofonia, che abbiamo ascoltato nella prima
Lettura: "Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele, e rallegrati
con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme! Il Signore ha revocato
la tua condanna, ha disperso il tuo nemico" (Sof 3,14-15):
ecco l'"anno di grazia del Signore", che ci risana dal
peccato e dalle sue ferite!
2. Risuona con forte intensità nella nostra assemblea questo
consolante annuncio profetico: "Il Signore tuo Dio in mezzo
a te è un salvatore potente. Esulterà di gioia per
te, ti rinnoverà con il suo amore" (Sof 3,17).
E' Lui che è venuto ed è Lui che attendiamo. Su
di Lui ci invita a tenere fisso lo sguardo l'Anno giubilare, soprattutto
in questo avvento del Duemila. Il "Salvatore potente"
viene oggi additato anche a voi, carissimi Fratelli e Sorelle,
che in vari modi operate nel mondo dello spettacolo. In suo nome
vi accolgo e cordialmente vi saluto. Ringrazio con affetto per
le parole gentili che mi sono state rivolte da Mons. John Patrick
Foley, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni
Sociali, e da due vostri rappresentanti. Estendo il mio saluto
ai vostri colleghi ed amici che non hanno potuto essere presenti.
3. Il Vangelo di Luca, domenica scorsa, ci ha presentato Giovanni
Battista, che sulle rive del Giordano proclamava l'imminente venuta
del Messia. Oggi la liturgia ci fa ascoltare la continuazione
di quel testo evangelico: il Battista indica alle folle come preparare
concretamente la via del Signore. Alle diverse categorie di persone,
che gli domandano: "E noi, che cosa dobbiamo fare?"
(Lc 3,10.12. 14), Egli indica quel che è necessario compiere
per prepararsi ad accogliere il Messia.
Questa pagina evangelica fa pensare, in un certo senso, agli incontri
giubilari per le svariate categorie sociali o professionali. Fa
pensare pure a voi, cari Fratelli e Sorelle: con il vostro pellegrinaggio
giubilare è come se foste venuti anche voi a chiedere:
"Che cosa dobbiamo fare?". La prima risposta che vi
offre la parola di Dio è un invito a ritrovare la gioia.
Il Giubileo - termine che si collega con "giubilo" -
non è forse l'esortazione ad essere pieni di gioia, perché
il Signore è venuto ad abitare in mezzo a noi e ci ha donato
il suo amore?
Questa gioia che scaturisce dalla grazia divina, però,
non è un'allegria superficiale ed effimera. E' una gioia
profonda, radicata nel cuore e capace di pervadere l'intera esistenza
del credente. Una gioia che può convivere con le difficoltà,
con le prove, addirittura - per quanto ciò possa sembrare
paradossale - con il dolore e la morte. E' la gioia del Natale
e della Pasqua, dono del Figlio di Dio incarnato, morto e risorto;
una gioia che nessuno può togliere a quanti sono uniti
a Lui nella fede e nelle opere (cfr Gv 16,22-23).
Molti di voi, carissimi, lavorano per l'intrattenimento del pubblico,
nell'ideazione e nella realizzazione di spettacoli, che intendono
offrire occasione di sana distensione e di svago. Se la gioia
cristiana si pone in senso proprio su di un piano più direttamente
spirituale, essa abbraccia però anche il sano divertimento
che fa bene al corpo e allo spirito. La società, pertanto,
dev'essere grata a chi produce e realizza trasmissioni e programmi
intelligenti e distensivi, divertenti senza essere alienanti,
umoristici ma non volgari. Diffondere autentica allegria può
essere una forma genuina di carità sociale.
4. La Chiesa, poi, come Giovanni Battista, ha oggi un messaggio
specifico per voi, cari operatori del mondo dello spettacolo.
Un messaggio che si potrebbe articolare in questi termini: nel
vostro lavoro, abbiate sempre presenti le persone dei vostri destinatari,
i loro diritti e le loro legittime attese, tanto più quando
si tratta di soggetti in formazione. Non lasciatevi condizionare
dal mero interesse economico o ideologico. E' questo il principio
fondamentale dell'etica delle comunicazioni sociali, che ciascuno
di voi è chiamato ad applicare nel proprio ambito di attività.
Su ciò il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali
ha pubblicato nel giugno scorso uno specifico documento: Etica
nelle Comunicazioni Sociali, sul quale vi invito a riflettere.
Soprattutto coloro, tra voi, che sono maggiormente noti al pubblico,
devono essere costantemente consapevoli della loro responsabilità.
A voi, cari amici, guarda con simpatia ed interesse la gente.
Siate sempre per loro modelli positivi e coerenti, capaci di infondere
fiducia, ottimismo e speranza.
Per poter realizzare quest'impegnativa vostra missione, vi viene
in aiuto il Signore, al quale potete ricorrere mediante l'ascolto
della sua parola e la preghiera. Sì, carissimi, voi che
lavorate con le immagini, i gesti, i suoni; in altre parole, lavorate
con l'esteriorità. Proprio per questo, voi dovete essere
uomini e donne di forte interiorità, capaci di raccoglimento.
In noi abita Dio, più intimo a noi di noi stessi, come
rilevava Agostino. Se saprete dialogare con Lui, potrete meglio
comunicare con il prossimo. Se avrete viva sensibilità
per il bene, il vero e il bello, i prodotti della vostra creatività,
anche i più semplici, saranno di buona qualità estetica
e morale.
5. La Chiesa vi è vicina e conta su di voi! Essa attende
che nel cinema, nella televisione, nella radio, nel teatro, nel
circo e in ogni forma di intrattenimento trasfondiate quel "lievito"
evangelico grazie al quale ogni realtà umana sviluppa al
massimo le sue potenzialità positive.
Non è pensabile una nuova evangelizzazione che non coinvolga
il vostro mondo, il mondo dello spettacolo, così importante
per la formazione delle mentalità e dei costumi. Penso
qui alle tante iniziative che ripropongono il messaggio biblico
e il ricchissimo patrimonio della tradizione cristiana nel linguaggio
delle forme, dei suoni, delle immagini mediante il teatro, il
cinema, la televisione. Penso pure a quelle opere e a quei programmi
non esplicitamente religiosi, che sono, tuttavia, capaci di parlare
al cuore delle persone, suscitando in esse stupore, domande, riflessioni.
6. Carissimi Fratelli e Sorelle! La Provvidenza ha voluto che
questo vostro Giubileo si celebrasse a pochi giorni dal Natale,
la festa senza dubbio più rappresentata nel vostro campo
di lavoro, a tutti i livelli, dai mass-media ai presepi viventi.
L'odierno incontro ci aiuta così ad entrare in sintonia
con l'autentico spirito natalizio, ben diverso da quello mondano
che ne fa un'occasione di commercio.
Lasciate che a guidarvi nell'itinerario di preparazione a questa
solennità sia Maria, la Madre del Verbo incarnato. Ella
attende in silenzio il compimento delle promesse divine e ci insegna
che per portare al mondo la pace e la gioia occorre prima accogliere
nel cuore il Principe della Pace e la sorgente della gioia, Gesù
Cristo. Perché questo avvenga, è necessario convertirsi
al suo amore, essere disponibili a compiere la sua volontà.
Il mio augurio è che possiate pure voi, carissimi amici
del mondo dello spettacolo, fare questa consolante esperienza.
Con i linguaggi più diversi, sarete allora portatori di
gioia, di quella gioia che Cristo nel Natale dona all'intera umanità.
|