L'OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
1. "Tu lo dici: io sono re" (Gv 18,37).
Così rispose Gesù a Pilato in un drammatico dialogo,
che il Vangelo ci fa riascoltare nell'odierna solennità
di Cristo Re dell'Universo. In questa ricorrenza, posta alla conclusione
dell'anno liturgico, Gesù, Verbo eterno del Padre, è
presentato come principio e fine di tutto il creato, come Redentore
dell'uomo e Signore della storia. Nella prima Lettura il profeta
Daniele afferma: "Il suo potere è un potere eterno,
che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà
mai distrutto" (7,14).
Sì, o Cristo, tu sei Re! La tua regalità si manifesta
paradossalmente sulla croce, nell'obbedienza al disegno del Padre,
"che - come scrive l'apostolo Paolo - ci ha liberati dal
potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio
diletto, per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione
dei peccati" (Col 1,13-14). Primogenito di coloro che risuscitano
dai morti, Tu, Gesù, sei il Re dell'umanità nuova,
restituita alla sua dignità originaria.
Tu sei Re! Il tuo regno però non è di questo mondo
(cfr Gv 18,36); non è il frutto di conquiste belliche,
di dominazioni politiche, di imperi economici, di egemonie culturali.
Il tuo è un "regno di verità e di vita, di
santità e di grazia, di giustizia, di amore e di pace"
(cfr Prefazio di Cristo Re), che si manifesterà nella sua
pienezza alla fine dei tempi, quando Dio sarà tutto in
tutti (cfr 1 Cor 15,28). La Chiesa, che già sulla terra
può gustare le primizie del futuro compimento, non cessa
di ripetere: "Venga il tuo regno" (Mt 6,10).
2. Venga il tuo regno! Pregano così, in ogni parte del
mondo, i fedeli che si raccolgono quest'oggi attorno ai loro Pastori
per il Giubileo dell'Apostolato dei Laici. Ed io mi unisco con
gioia a questo universale coro di lode e di preghiera, celebrando
insieme con voi, cari fedeli, la Santa Messa presso la Tomba dell'apostolo
Pietro.
Ringrazio il Cardinale James Francis Stafford, Presidente del
Pontificio Consiglio per i Laici, e i due vostri rappresentanti,
che all'inizio della Santa Messa si è fatto interprete
dei comuni sentimenti. Saluto i venerati Fratelli nell'Episcopato,
come pure i sacerdoti, i religiosi e le religiose presenti. Estendo
il mio saluto in particolare a voi, laici, attivamente dediti
alla causa del Vangelo: guardando a voi, penso anche a tutti i
membri di comunità, associazioni e movimenti di azione
apostolica; penso ai padri ed alle madri che con generosità
e spirito di sacrificio attendono all'educazione dei loro figli
nella pratica delle virtù umane e cristiane; penso a quanti
offrono all'evangelizzazione il contributo delle loro sofferenze,
accolte e vissute in unione con Cristo.
3. Saluto in modo speciale voi, cari partecipanti al Congresso
del Laicato cattolico, che ben si inserisce nel contesto del Giubileo
dell'Apostolato dei Laici. Il vostro incontro ha come tema "Testimoni
di Cristo nel nuovo millennio". Esso riprende la tradizione
dei convegni mondiali dell'Apostolato dei laici, iniziata cinquant'anni
fa sotto l'impulso fecondo della più viva consapevolezza
che la Chiesa aveva acquisito sia della propria natura di mistero
di comunione che della propria intrinseca responsabilità
missionaria nel mondo.
Nella maturazione di questa consapevolezza, il Concilio Ecumenico
Vaticano II ha segnato una svolta decisiva. Con il Concilio, nella
Chiesa è veramente scoccata l'ora del laicato e tanti fedeli
laici, uomini e donne, hanno compreso con maggior chiarezza la
propria vocazione cristiana, che, per sua stessa natura, è
vocazione all'apostolato (cfr Apostolicam actuositatem, 2). A
35 anni dalla sua conclusione, io dico: bisogna ritornare al Concilio.
Bisogna riprendere in mano i documenti del Vaticano II per riscoprirne
la grande ricchezza di stimoli dottrinali e pastorali.
In particolare, dovete riprendere in mano quei documenti voi laici,
ai quali il Concilio ha aperto straordinarie prospettive di coinvolgimento
e di impegno nella missione della Chiesa. Non vi ha forse ricordato
il Concilio la vostra partecipazione alla funzione sacerdotale,
profetica e regale di Cristo? A voi i Padri conciliari hanno affidato,
in special modo, la missione di "cercare il regno di Dio
trattando le cose temporali e orientandole secondo Dio" (Lumen
gentium, 31).
Da allora è fiorita una vivace stagione aggregativa, nella
quale accanto all'associazionismo tradizionale sono sorti nuovi
movimenti, sodalizi e comunità (cfr Christifideles laici,
29). Oggi più che mai, carissimi Fratelli e Sorelle, il
vostro apostolato è indispensabile perché il Vangelo
sia luce, sale e lievito di una nuova umanità.
4. Ma cosa comporta questa missione? Che significa essere cristiani
oggi, qui, ora?
Essere cristiani non è mai stato facile e non lo è
neppure oggi. Seguire Cristo esige il coraggio di scelte radicali,
spesso controcorrente. "Noi siamo Cristo!", esclamava
sant'Agostino. I martiri e i testimoni della fede di ieri e di
oggi, tra i quali tanti fedeli laici, dimostrano che, se è
necessario, non si deve esitare per Gesù Cristo neppure
a dare la vita.
A questo proposito, il Giubileo invita tutti a un serio esame
di coscienza e ad un perdurante rinnovamento spirituale per una
sempre più incisiva azione missionaria. Vorrei qui riprendere
quanto, 25 anni or sono, quasi a conclusione dell'Anno Santo del
1975, il mio venerato predecessore, il Papa Paolo VI, scriveva
nell'Esortazione Apostolica Evangelii nuntiandi: "L'uomo
contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i
maestri... o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei
testimoni" (n. 41).
Sono parole ancor valide quest'oggi dinanzi ad una umanità
ricca di potenzialità e di attese, minacciata però
da molteplici insidie e pericoli. Basti pensare, tra l'altro,
alle conquiste sociali e alla rivoluzione in campo genetico; al
progresso economico e al sottosviluppo esistente in vaste aree
del pianeta; al dramma della fame nel mondo ed alle difficoltà
esistenti per tutelare la pace; alla rete capillare delle comunicazioni
ed ai drammi della solitudine e della violenza che registra la
cronaca quotidiana. Carissimi fedeli laici, quali testimoni di
Cristo, siete chiamati specialmente voi a recare la luce del Vangelo
nei gangli vitali della società. Siete chiamati ad essere
profeti della speranza cristiana e apostoli di "Colui che
è, che era e che viene, l'Onnipotente!" (Ap 1,4).
5. "La santità si addice alla tua casa!" (Sal
92,5). Con queste parole ci siamo rivolti a Dio nel Salmo responsoriale.
La santità continua a essere per i credenti la sfida più
grande. Dobbiamo essere grati al Concilio Vaticano II, che ci
ha ricordato come tutti i cristiani siano chiamati alla pienezza
della vita cristiana e alla perfezione della carità.
Cari Fratelli e Sorelle, non abbiate paura di accettare questa
sfida: essere uomini e donne santi! Non dimenticate che i frutti
dell'apostolato dipendono dalla profondità della vita spirituale,
dall'intensità della preghiera, da una formazione costante
e da un'adesione sincera alle direttive della Chiesa. A voi ripeto
quest'oggi, come ai giovani durante la recente Giornata Mondiale
della Gioventù, che se sarete quello che dovete essere
- se vivrete cioè il cristianesimo senza compromessi -
potrete incendiare il mondo.
Vi attendono compiti e traguardi che possono apparire sproporzionati
alle forze umane. Non scoraggiatevi! "Colui che ha iniziato
in voi quest'opera buona, la porterà a compimento"
(Fil 1,6). Conservate sempre fisso lo sguardo su Gesù.
Fate di Lui il cuore del mondo.
E Tu, Maria, Madre del Redentore, sua prima e perfetta discepola,
aiutaci a essere i suoi testimoni nel nuovo millennio. Fa' che
il tuo Figlio, Re dell'universo e della storia, regni nella nostra
vita, nelle nostre comunità e nel mondo intero!
"Lode e onore a Te, o Cristo!". Con la tua Croce hai
redento il mondo. A Te affidiamo, all'inizio di un nuovo millennio,
il nostro impegno a servizio di questo mondo che Tu ami e che
noi pure amiamo. Sostienici con la forza della tua grazia! Amen.
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