L'OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
1. "Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi
con grande potenza e gloria" (Mc 13,26).
In questa penultima domenica del tempo ordinario, la Liturgia
ci parla della seconda venuta di Cristo. Il Signore apparirà
sulle nubi rivestito di gloria e di potenza. E' lo stesso Figlio
dell'uomo, misericordioso e compassionevole, che i discepoli hanno
conosciuto nel suo itinerario terreno. Quando sarà il momento
della sua manifestazione gloriosa, Egli verrà a dare compimento
definitivo alla storia umana.
Attraverso il simbolismo di sconvolgimenti cosmologici, l'evangelista
Marco ricorda che Dio pronuncerà, nel Figlio, il suo giudizio
sulle vicende degli uomini, ponendo fine ad un universo corrotto
dalla menzogna e dilaniato dalla violenza e dall'ingiustizia.
2. Chi meglio di voi, carissimi militari e membri delle Forze
di Polizia, ragazzi e ragazze, può rendere testimonianza
circa la violenza e le forze disgregatrici del male presenti nel
mondo? Voi lottate ogni giorno contro di esse: siete infatti chiamati
a difendere i deboli, a tutelare gli onesti, a favorire la pacifica
convivenza dei popoli. A ciascuno di voi si addice il ruolo di
sentinella, che guarda lontano per scongiurare il pericolo e promuovere
dappertutto la giustizia e la pace.
Vi saluto tutti con grande affetto, carissimi Fratelli e Sorelle,
giunti a Roma da tante parti della terra per celebrare il vostro
speciale Giubileo. Siete i rappresentanti di eserciti che si sono
fronteggiati lungo il corso della storia. Oggi vi date appuntamento
presso la Tomba dell'apostolo Pietro per celebrare Cristo "nostra
pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il
muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia"
(Ef 2,14). A Lui, misteriosamente e realmente presente nell'Eucaristia,
siete venuti ad offrire i vostri propositi ed il vostro quotidiano
impegno di costruttori di pace.
A ciascuno di voi esprimo il più vivo apprezzamento per
la dedizione e il generoso impegno. Rivolgo con fraterna stima
il mio pensiero anzitutto a Mons. José Manuel Estepa Llaurens,
che si è fatto interprete del vostri comuni sentimenti.
Il mio saluto s'estende ai carissimi Arcivescovi e Vescovi Ordinari
Militari, con i quali mi congratulo per la dedizione con cui provvedono
alla vostra cura pastorale. Insieme con loro, saluto i Cappellani
Militari, che generosamente condividono gli ideali e la fatica
della vostra ardua attività quotidiana. Il mio rispettoso
pensiero va, altresì, agli Ufficiali delle Forze Armate,
ai Dirigenti delle Forze di Polizia, ai Responsabili dei vari
Organismi di sicurezza, come pure alle Autorità civili,
che hanno voluto condividere la gioia e la grazia di questa solenne
celebrazione giubilare.
3. La vostra quotidiana esperienza vi porta ad affrontare situazioni
difficili e talora drammatiche, che pongono a repentaglio le sicurezze
umane. Il Vangelo, però, ci conforta presentando la figura
vittoriosa di Cristo giudice della storia. Egli con la sua presenza
illumina il buio e persino la disperazione dell'uomo, ed offre
a chi confida in Lui la consolante certezza della sua costante
assistenza.
Nel Vangelo, poc'anzi proclamato, abbiamo ascoltato un significativo
riferimento all'albero del fico, i cui rami, con lo spuntare delle
prime gemme, annunciano il tempo primaverile ormai vicino. Con
queste sue parole, Gesù incoraggia gli apostoli a non arrendersi
di fronte alle difficoltà ed alle incertezze del tempo
presente. Li esorta piuttosto a saper attendere e a prepararsi
ad accoglierlo quando tornerà. Anche voi quest'oggi, carissimi
Fratelli e Sorelle, siete invitati dalla Liturgia a saper scrutare
i "segni dei tempi", secondo un'espressione cara al
mio venerato predecessore, il Papa Giovanni XXIII, recentemente
proclamato Beato.
Per quanto le situazioni siano complesse e problematiche, non
perdete la fiducia. Nel cuore dell'uomo non deve mai morire il
germe della speranza. Anzi, siate sempre attenti a scorgere e
ad incoraggiare ogni segno positivo di rinnovamento personale
e sociale. Siate pronti a favorire con ogni mezzo la coraggiosa
costruzione della giustizia e della pace.
4. La pace è un fondamentale diritto di ogni uomo, che
va continuamente promosso, tenendo conto che "gli uomini
in quanto peccatori sono e saranno sempre sotto la minaccia della
guerra fino alla venuta del Cristo" (Lumen gentium, 78).
Talora questo compito, come l'esperienza anche recente ha dimostrato,
comporta iniziative concrete per disarmare l'aggressore. Intendo
qui riferirmi alla cosiddetta "ingerenza umanitaria",
che rappresenta, dopo il fallimento degli sforzi della politica
e degli strumenti di difesa non violenti, l'estremo tentativo
a cui ricorrere per arrestare la mano dell'ingiusto aggressore.
Grazie, carissimi, per la vostra coraggiosa opera di pacificazione
in Paesi devastati da guerre assurde; grazie per il soccorso che
prestate, incuranti dei rischi, a popolazioni colpite da calamità
naturali. Quanto numerose sono le missioni umanitarie nelle quali
vi siete impegnati in questi ultimi anni! Espletando il vostro
difficile dovere, non di rado vi trovate esposti a pericoli ed
a gravosi sacrifici. Fate in modo che ogni vostro intervento ponga
sempre in luce la vostra autentica vocazione di "ministri
della sicurezza e della libertà dei popoli", che "concorrono...
alla stabilità della pace", secondo la felice espressione
del Concilio Vaticano II (Gaudium et spes, 79).
Siate uomini e donne di pace. E per poterlo essere pienamente,
accogliete nel vostro cuore Cristo, autore e garante della pace
vera. Egli vi renderà capaci di quella fortezza evangelica
che fa vincere le fascinose tentazioni della violenza. Vi aiuterà
a porre la forza a servizio dei grandi valori della vita, della
giustizia, del perdono e della libertà.
5. Vorrei qui rendere omaggio a tanti vostri amici che hanno pagato
con la vita la fedeltà alla loro missione. Dimenticando
se stessi, sprezzanti del pericolo, hanno reso alla comunità
un impagabile servizio. Ed oggi, nel corso della celebrazione
eucaristica, li affidiamo al Signore con gratitudine e ammirazione.
Ma dove essi hanno attinto il vigore necessario per espletare
sino in fondo il loro compito, se non nella totale adesione agli
ideali professati? Molti tra loro hanno creduto in Cristo e la
sua parola ha illuminato la loro esistenza e ha dato valore esemplare
al loro sacrificio. Essi hanno fatto del Vangelo il codice dei
loro comportamenti. Vi sia di incoraggiamento l'esempio di questi
vostri colleghi che, compiendo fedelmente il loro dovere, hanno
raggiunto le vette dell'eroismo e forse della santità.
Come loro, anche voi guardate a Cristo che chiama pure voi "alla
pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità".
Vi chiama ad essere santi. E per poter realizzare questa vostra
vocazione, secondo la nota espressione dell'apostolo Paolo, "Prendete...
l'armatura di Dio... State ben fermi, cinti i fianchi con la verità,
rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura
ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre
in mano lo scudo della fede... prendete anche l'elmo della salvezza
e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio" (Ef
6, 13-17). Soprattutto "pregate incessantemente" (Ef
6, 18).
Vi sostenga e vi aiuti nella vostra non facile attività
Maria, la Virgo Fidelis. Non si turbi mai il vostro cuore; resti
piuttosto pronto, vigilante e saldamente ancorato alla promessa
di Gesù, che nel Vangelo di oggi ci ha assicurato del suo
aiuto e della sua protezione: "il cielo e la terra passeranno,
ma le mie parole non passeranno" (Mc 13,31).
Invocando Cristo, continuate a svolgere con generosità
il vostro dovere. Innumerevoli persone guardano a voi e in voi
confidano nella speranza di poter godere di un'esistenza nella
serenità, nell'ordine, nella pace.
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