L'OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
1. "Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza
e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli" (Ap 7, 12).
In atteggiamento di profonda adorazione della Santissima Trinità,
ci uniamo a tutti i Santi che celebrano perennemente la liturgia
celeste per ripetere con loro il ringraziamento al nostro Dio
per le meraviglie da lui operate nella storia della salvezza.
Lode e azione di grazie a Dio per aver suscitato nella Chiesa
una moltitudine immensa di Santi, che nessuno può contare
(cfr Ap 7,9). Una moltitudine immensa: non solo i Santi e i Beati
che festeggiamo durante l'anno liturgico, ma anche i Santi anonimi,
conosciuti solo da Lui. Madri e padri di famiglia, che nella quotidiana
dedizione ai figli hanno contribuito efficacemente alla crescita
della Chiesa e all'edificazione della società; sacerdoti,
suore e laici che, come candele accese dinanzi all'altare del
Signore, si sono consumati nel servizio al prossimo bisognoso
di aiuto materiale e spirituale; missionari e missionarie, che
hanno lasciato tutto per portare l'annuncio evangelico in ogni
parte del mondo. E l'elenco potrebbe continuare.
2. Lode e azione di grazie a Dio, in modo particolare, per la
più santa tra le creature, Maria, amata dal Padre, benedetta
a motivo di Gesù, frutto del suo grembo, santificata e
resa nuova creatura dallo Spirito Santo. Modello di santità
per aver messo la propria vita a disposizione dell'Altissimo,
Ella "brilla ora innanzi al peregrinante popolo di Dio quale
segno di sicura speranza e di consolazione" (Lumen gentium,
68).
Proprio oggi ricorre il cinquantesimo anniversario dell'atto solenne
con cui il mio venerato predecessore Papa Pio XII, in questa stessa
Piazza, definì il dogma dell'Assunzione di Maria al cielo
in anima e corpo. Lodiamo il Signore per aver glorificato la Madre
sua, associandola alla sua vittoria sul peccato e sulla morte.
Alla nostra lode hanno voluto unirsi oggi, in modo speciale, i
fedeli di Pompei, che sono venuti numerosi in pellegrinaggio,
guidati dall'Arcivescovo Prelato del Santuario, Mons. Francesco
Saverio Toppi, e accompagnati dal Sindaco della città.
La loro presenza ricorda che fu proprio il Beato Bartolo Longo,
fondatore della nuova Pompei, ad avviare, nel 1900, il movimento
promotore della definizione del dogma dell'Assunzione.
3. L'odierna liturgia parla tutta di santità. Per sapere
però quale sia la strada della santità, dobbiamo
salire con gli Apostoli sul monte delle Beatitudini, avvicinarci
a Gesù e metterci in ascolto delle parole di vita che escono
dalle sue labbra. Anche oggi Egli ripete per noi:
Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno
dei cieli! Il divin Maestro proclama "beati" e, potremmo
dire, "canonizza" innanzitutto i poveri in spirito,
cioè coloro che hanno il cuore sgombro da pregiudizi e
condizionamenti, e sono perciò totalmente disponibili al
volere divino. L'adesione totale e fiduciosa a Dio suppone lo
spogliamento ed il coerente distacco da se stessi.
Beati gli afflitti! E' la beatitudine non solo di coloro che soffrono
per le tante miserie insite nella condizione umana mortale, ma
anche di quanti accettano con coraggio le sofferenze derivanti
dalla professione sincera della morale evangelica.
Beati i puri di cuore! Sono proclamati beati coloro che non si
contentano di purezza esteriore o rituale, ma cercano quell'assoluta
rettitudine interiore che esclude ogni menzogna e doppiezza.
Beati gli affamati e assetati di giustizia! La giustizia umana
è già una meta altissima, che nobilita l'animo di
chi la persegue, ma il pensiero di Gesù va a quella giustizia
più grande che sta nella ricerca della volontà salvifica
di Dio: beato è soprattutto chi ha fame e sete di questa
giustizia. Dice infatti Gesù: "Entrerà nel
regno dei cieli chi fa la volontà del Padre mio che è
nei cieli" (Mt 7,21).
Beati i misericordiosi! Felici sono quanti vincono la durezza
di cuore e l'indifferenza, per riconoscere in concreto il primato
dell'amore compassionevole, sull'esempio del buon Samaritano e,
in ultima analisi, del Padre "ricco di misericordia"
(Ef 2,4).
Beati gli operatori di pace! La pace, sintesi dei beni messianici,
è un compito esigente. In un mondo, che presenta tremendi
antagonismi e preclusioni, occorre promuovere una convivenza fraterna
ispirata all'amore e alla condivisione, superando inimicizie e
contrasti. Beati coloro che si impegnano in questa nobilissima
impresa!
4. I Santi hanno preso sul serio queste parole di Gesù.
Hanno creduto che la "felicità" sarebbe venuta
loro dal tradurle nel concreto della loro esistenza. E ne hanno
sperimentato la verità nel confronto quotidiano con l'esperienza:
nonostante le prove, le oscurità, gli insuccessi, hanno
gustato già quaggiù la gioia profonda della comunione
con Cristo. In Lui hanno scoperto, presente nel tempo, il germe
iniziale della futura gloria del Regno di Dio.
Questo scoprì, in particolare, Maria Santissima che col
Verbo incarnato visse una comunione unica, affidandosi senza riserve
al suo disegno salvifico. Per questo le fu dato di ascoltare,
in anticipo rispetto al "discorso della montagna", la
beatitudine che riassume tutte le altre: "Beata colei che
ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore" (Lc
1, 45).
5. Quanto profonda sia stata la fede della Vergine nella parola
di Dio traspare con nitidezza dal cantico del Magnificat: "L'anima
mia magnifica il Signore, / e il mio spirito esulta in Dio, mio
salvatore, / perché ha guardato l'umiltà della sua
serva" (Lc 1,46-48).
Con questo canto Maria mostra ciò che ha costituito il
fondamento della sua santità: la profonda umiltà.
Ci si può domandare in che cosa consistesse questa sua
umiltà. Molto dice al riguardo il "turbamento"
suscitato in Lei dal saluto dell'Angelo: "Ti saluto, o piena
di grazia, il Signore è con te" (Lc 1,28). Di fronte
al mistero della grazia, all'esperienza di una particolare presenza
di Dio che ha posato su di Lei il suo sguardo, Maria prova un
naturale impulso di umiltà (letteralmente di "abbassamento").
E' la reazione della persona che ha la piena consapevolezza della
propria piccolezza di fronte alla grandezza di Dio. Maria contempla
nella verità se stessa, gli altri, il mondo.
Non fu forse segno di umiltà la domanda: "Come avverrà
questo? Non conosco uomo!" (Lc 1,34).
Aveva appena udito di dover concepire e dare alla luce un Bimbo,
che avrebbe regnato sul trono di Davide come Figlio dell'Altissimo.
Certamente non comprese pienamente il mistero di quella divina
disposizione, ma capì che essa significava un totale cambiamento
nella realtà della sua vita. Tuttavia non domandò:
sarà davvero così? deve accadere questo? Disse semplicemente:
Come avverrà? Senza dubbi e senza riserve accettò
l'intervento divino che cambiava la sua esistenza. La sua domanda
esprimeva l'umiltà della fede, la disponibilità
a porre la propria vita al servizio del mistero divino, pur nella
incapacità di comprendere il come del suo avverarsi.
Questa umiltà dello spirito, questa piena sottomissione
nella fede si espresse in modo particolare nel suo "fiat":
"Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello
che hai detto" (Lc 1,38). Grazie all'umiltà di Maria
poté compiersi quello che Ella avrebbe in seguito cantato
nel Magnificat: "D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno
beata. / Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente / e Santo è
il suo nome" (Lc 1,48-49).
Alla profondità dell'umiltà corrisponde la grandezza
del dono. L'Onnipotente operò per Lei "grandi cose"
(cfr Lc 1,49) ed Ella seppe accettarle con gratitudine e trasmetterle
a tutte le generazioni dei credenti. Ecco il cammino verso il
cielo che ha seguito Maria, Madre del Salvatore, precedendo su
questa via tutti i Santi e i Beati della Chiesa.
6. Beata sei tu, Maria, assunta in cielo in anima e corpo! Pio
XII definì questa verità "a gloria di Dio onnipotente...,
a onore del suo Figlio, re immortale dei secoli e vincitore del
peccato e della morte, a maggior gloria della Madre sua, a gioia
ed esultanza di tutta la Chiesa" (Cost. Ap. Munificentissimus
Deus, AAS 42 [1950], 770).
E noi esultiamo, o Maria Assunta, nella contemplazione della tua
persona glorificata e resa, in Cristo risorto, collaboratrice
con lo Spirito per la comunicazione della vita divina agli uomini.
In Te vediamo il traguardo della santità cui Dio chiama
tutti i membri della Chiesa. Nella tua vita di fede scorgiamo
la chiara indicazione della strada verso la maturità spirituale
e la santità cristiana.
Con Te e con tutti i Santi glorifichiamo Dio Trinità, che
sostiene il nostro pellegrinaggio terreno e vive e regna nei secoli
dei secoli. Amen.
|