IL DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
1. E' con grande gioia che vi do il benvenuto, carissime famiglie,
qui giunte dalle più diverse regioni del mondo! Saluto
anche le famiglie che, sotto ogni cielo, sono ora collegate con
noi mediante la radio e la televisione e si associano a questo
Giubileo delle Famiglie.
Ringrazio il Signor Cardinale Alfonso López Trujillo, Presidente
del Pontificio Consiglio per la Famiglia, per le parole che mi
ha rivolto a nome di tutti voi. Saluto anche gli altri Signori
Cardinali e Confratelli nell'Episcopato qui presenti, come pure
i sacerdoti, i religiosi e le religiose che partecipano a questo
incontro festoso.
Ho avuto recentemente la gioia di farmi pellegrino a Nazaret,
il luogo dove il Verbo si fece carne. In quella visita vi ho portati
tutti nel cuore, supplicando fervidamente per voi la Santa Famiglia,
modello sublime di tutte le famiglie.
Ed è appunto il clima spirituale della Casa di Nazaret
che questa sera vogliamo rivivere. Il grande spazio che ci raccoglie,
tra la Basilica e il colonnato del Bernini, ci fa da casa, una
grande casa a cielo aperto. Qui raccolti come una vera famiglia,
"un cuor solo e un'anima sola" (cfr At 4, 32), possiamo
intuire e far nostro il sapore dolce ed intimo di quell'umile
casa, dove Maria e Giuseppe vivevano tra preghiera e lavoro, e
Gesù "stava loro sottomesso" (Lc 2, 51), prendendo
gradatamente parte alla vita comune.
2. Guardando alla Santa Famiglia voi, coniugi cristiani, siete
stimolati a interrogarvi sui compiti che Cristo vi assegna, nella
vostra stupenda e impegnativa vocazione.
Il tema del vostro Giubileo - I figli: primavera della famiglia
e della società - può offrirvi per questo degli
spunti significativi. Non sono proprio i bambini a fare una sorta
di continuo "esame" ai genitori? Lo fanno non solo coi
loro frequenti "perché?", ma con il loro stesso
volto, ora sorridente ora velato dalla tristezza. E' come inscritta
in tutto il loro modo di essere un'interrogazione, che si esprime
nei modi più diversi, magari anche attraverso i capricci,
e che potremmo tradurre in domande come queste: mamma, papà,
mi volete bene? sono veramente un dono per voi? mi accogliete
per quello che sono? vi sforzate di fare sempre il mio vero bene?
Domande poste forse più con gli occhi che con le parole,
ma che inchiodano i genitori alla loro grande responsabilità
e sono in qualche modo per loro l'eco della voce di Dio.
3. I figli sono "primavera": che cosa significa questa
metafora scelta per il vostro Giubileo?
Essa ci porta in quell'orizzonte di vita, di colori, di luce e
di canto che è proprio della stagione primaverile. I bimbi
tutto questo lo sono naturalmente. Essi sono la speranza che continua
a fiorire, un progetto che continuamente si riavvia, il futuro
che si apre senza sosta. Rappresentano la fioritura dell'amore
coniugale, che in essi si ritrova e si consolida. Venendo alla
luce, portano un messaggio di vita che, in ultima analisi, rinvia
all'Autore stesso della vita. Bisognosi come sono di tutto, specie
nelle prime fasi dell'esistenza, essi costituiscono naturalmente
un appello alla solidarietà.
Non a caso Gesù invitò i discepoli ad avere un cuore
di bambini (cfr Mc 10,13-16). Oggi voi, care famiglie, volete
rendere grazie per il dono dei figli e, al tempo stesso, accogliere
il messaggio che Dio vi manda attraverso la loro esistenza.
4. Purtroppo, come ben sappiamo, la situazione dei bambini nel
mondo non è sempre quella che dovrebbe. In molte regioni,
e paradossalmente proprio nei Paesi di maggiore benessere, mettere
al mondo i bambini è diventata una scelta operata con grande
perplessità, ben al di là di quella prudenza che
è doverosamente richiesta per una procreazione responsabile.
Si direbbe che talvolta i bimbi siano sentiti più come
una minaccia che come un dono.
E che dire poi dell'altro triste scenario dell'infanzia oltraggiata
e sfruttata, su cui richiamai l'attenzione anche nella Lettera
ai bambini?
Ma voi siete qui, questa sera, a testimoniare la vostra convinzione,
basata sulla fiducia in Dio, che è possibile invertire
questa tendenza. Siete qui per una "festa della speranza",
facendo vostro il "realismo" operoso di questa fondamentale
virtù cristiana.
5. In effetti, la situazione dei bambini è una sfida per
l'intera società, una sfida che interpella direttamente
le famiglie. Nessuno come voi, cari genitori, può costatare
quanto sia essenziale per i figli poter contare su di voi, su
entrambe le vostre figure - quella paterna e quella materna -
nella complementarietà dei vostri doni. No, non è
un passo avanti nella civiltà assecondare tendenze che
mettono in ombra questa elementare verità e pretendono
di affermarsi anche sul piano legale.
I bambini non sono forse già fin troppo penalizzati dalla
piaga del divorzio? Quanto è triste per un bambino doversi
rassegnare a dividere il suo amore tra genitori in conflitto!
Tanti figli porteranno per sempre il segno psicologico della prova
a cui li ha sottoposti la divisione dei genitori.
6. Di fronte a tante famiglie disfatte, la Chiesa si sente chiamata
non ad esprimere un giudizio severo e distaccato, ma piuttosto
ad immettere nelle pieghe di tanti drammi umani la luce della
parola di Dio, accompagnata dalla testimonianza della sua misericordia.
E' questo lo spirito con cui la pastorale familiare cerca di farsi
carico anche delle situazioni dei credenti che hanno divorziato
e si sono risposati. Essi non sono esclusi dalla comunità;
sono anzi invitati a partecipare alla sua vita, facendo un cammino
di crescita nello spirito delle esigenze evangeliche. La Chiesa,
senza tacere loro la verità del disordine morale oggettivo
in cui si trovano e delle conseguenze che ne derivano per la pratica
sacramentale, intende mostrare loro tutta la sua materna vicinanza.
Voi, coniugi cristiani, siatene certi: il Sacramento del matrimonio
vi assicura la grazia necessaria per perseverare nell'amore scambievole,
di cui i vostri figli hanno bisogno come del pane.
Su questa comunione profonda tra di voi oggi siete chiamati a
interrogarvi, mentre chiedete l'abbondanza della misericordia
giubilare.
7. Al tempo stesso non potete eludere l'interrogativo essenziale
sulla vostra missione di educatori. Avendo dato la vita ai vostri
figli, siete anche impegnati a seguirli, in modo appropriato alla
loro età, negli orientamenti e nelle scelte di vita, facendovi
carico di tutti i loro diritti.
Nel nostro tempo il riconoscimento dei diritti del bambino ha
conosciuto un indubbio avanzamento, ma resta motivo di afflizione
la negazione pratica di questi diritti, quale si manifesta in
numerosi e terribili attentati contro la loro dignità.
Occorre vigilare, perché il bene del bambino sia sempre
messo al primo posto. A cominciare dal momento in cui si desidera
di avere un bambino. La tendenza a ricorrere a pratiche moralmente
inaccettabili nella generazione tradisce l'assurda mentalità
di un "diritto al figlio", che ha preso il posto del
giusto riconoscimento di un "diritto del figlio" a nascere
e poi a crescere in modo pienamente umano. Quanto diversa e meritevole
di incoraggiamento è invece la pratica dell'adozione! Un
vero esercizio di carità, che guarda al bene dei bambini
prima che alle esigenze dei genitori.
8. Impegniamoci, carissimi, con tutte le nostre forze, a difendere
il valore della famiglia e il rispetto della vita umana, fin dal
momento del concepimento. Si tratta di valori che appartengono
alla "grammatica" fondamentale del dialogo e dell'umana
convivenza tra i popoli. Auspico vivamente che sia i Governi e
i Parlamenti nazionali, sia le Organizzazioni internazionali e,
in particolare, l'Organizzazione delle Nazioni Unite, non smarriscano
questa verità. A tutti gli uomini di buona volontà,
che credono in questi valori, chiedo di unire efficacemente i
propri sforzi, perché essi prevalgano nella pratica della
vita, negli orientamenti culturali e nei mass media, nelle scelte
politiche e nelle legislazioni dei popoli.
9. A voi, care mamme, che portate dentro di voi un istinto incoercibile
per la difesa della vita, rivolgo un appello accorato: siate sempre
fonti di vita, mai di morte!
Dico a voi insieme, papà e mamme: siete stati chiamati
all'altissima missione di cooperare col Creatore nel trasmettere
la vita (Lettera alle famiglie, 8); non abbiate paura della vita!
Proclamate insieme il valore della famiglia e quello della vita.
Senza questi valori, non c'è futuro degno dell'uomo!
Lo spettacolo stupendo delle vostre fiaccole accese in questa
Piazza vi accompagni a lungo come un segno di Colui che è
la Luce e vi chiama ad illuminare con la vostra testimonianza
il cammino dell'umanità sulle strade del nuovo millennio!
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