IL DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
Carissimi Fratelli e Sorelle!
1. In quest'anno del Grande Giubileo, la Chiesa celebra l'evento
dell'Incarnazione, annunciato dall'evangelista Giovanni con queste
parole: "Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo
a noi" (Gv 1, 14). Mistero davvero grande, mistero di salvezza,
che ha il suo vertice nella morte e risurrezione di Cristo.
In questo evento è racchiuso il destino del mondo. Da esso,
nel dono e nella forza dello Spirito Santo, scaturisce la Redenzione
per gli uomini di ogni luogo e di ogni tempo. Nella luce di questo
mistero, saluto con affetto tutti voi che siete qui convenuti
per celebrare il Giubileo dei Giornalisti.
Saluto in particolare Mons. John P. Foley, Presidente del Pontificio
Consiglio per le Comunicazioni Sociali, e la Signora Theresa Ee-Chooi,
Presidente dell'UCIP e li ringrazio per le gentili parole con
cui hanno voluto interpretare i sentimenti di tutti i presenti.
Ho desiderato vivamente questo incontro con voi, cari giornalisti,
non solo per la gioia di accompagnarmi al vostro cammino giubilare,
come sto facendo con tanti altri gruppi, ma anche per il desiderio
di assolvere ad un personale debito di gratitudine verso gli innumerevoli
professionisti che, lungo gli anni del mio Pontificato, si sono
adoperati per far conoscere parole e fatti del mio ministero.
Per tutto questo impegno, per l'oggettività e la cortesia
che hanno caratterizzato gran parte di questo servizio, sono profondamente
grato e chiedo al Signore di darne a ciascuno adeguata ricompensa.
2. Nel mondo del giornalismo questo è un tempo di profondi
cambiamenti. La proliferazione di nuove tecnologie tocca ormai
ogni ambito e coinvolge in misura più o meno grande ogni
essere umano. La globalizzazione ha aumentato le capacità
dei mezzi di comunicazione sociale, ma ha anche accresciuto la
loro esposizione alle pressioni ideologiche e commerciali. Ciò
deve indurre voi giornalisti a interrogarvi sul senso della vostra
vocazione di cristiani impegnati nel mondo della comunicazione.
E' questa la domanda decisiva, che deve caratterizzare la vostra
celebrazione giubilare, in questa Giornata Mondiale delle Comunicazioni.
Il vostro attraversare da pellegrini la Porta Santa esprime una
scelta di vita, dice che anche nella vostra professione desiderate
"aprire le porte a Cristo". E' Lui il "vangelo",
la "buona notizia". E' Lui il modello per quanti, come
voi, si sforzano di far penetrare la luce della verità
in tutti gli ambiti dell'esistenza umana.
3. A questo incontro con Cristo ha mirato il percorso da voi compiuto
in questi giorni. Giovedì avete pregato nella Cappella
Sistina, dove lo splendore dell'arte ha posto davanti ai vostri
occhi il dramma della storia umana dalla Creazione al Giudizio
finale. In questo grande viaggio dell'umanità emerge anche
la verità della persona umana, creata ad immagine di Dio
e destinata all'eterna comunione con lui; emerge la verità
che è il fondamento di ogni etica e che voi siete chiamati
ad osservare anche nella vostra professione.
Ieri siete stati presso la tomba di San Paolo e oggi siete venuti
a pregare presso quella di San Pietro. Essi furono i grandi "comunicatori"
della fede ai primordi del cristianesimo. La loro memoria vi ricorda
la specifica vocazione che vi contraddistingue come seguaci di
Cristo nel mondo delle comunicazioni sociali: voi siete chiamati
ad impegnare la vostra professionalità al servizio del
bene morale e spirituale degli individui e della comunità
umana.
4. E' qui il punto nodale della questione etica, che è
inseparabile dal vostro lavoro. Con la sua vastissima e diretta
influenza sulla pubblica opinione, il giornalismo non può
essere guidato solo dalle forze economiche, dai profitti e dagli
interessi di parte. Deve essere invece sentito come un compito
in certo senso "sacro", svolto nella consapevolezza
che i potenti mezzi di comunicazione vi vengono affidati per il
bene di tutti, e in particolare per il bene delle fasce più
deboli della società: dai bambini ai poveri, dai malati
alle persone emarginate e discriminate.
Non si può scrivere o trasmettere solo in funzione del
grado di ascolto, a discapito di servizi veramente formativi.
Non si può nemmeno fare appello indiscriminato al diritto
di informazione, senza tener conto di altri diritti della persona.
Nessuna libertà, inclusa la libertà di espressione,
è assoluta: essa trova infatti, il suo limite nel dovere
di rispettare la dignità e la legittima libertà
degli altri. Nessuna cosa, per quanto affascinante, può
essere scritta, realizzata e trasmessa a danno della verità:
penso qui non solo alla verità dei fatti che voi riportate,
ma anche alla "verità dell'uomo", alla dignità
della persona umana in tutte le sue dimensioni.
Quale segno del desiderio della Chiesa di esservi accanto nell'affrontare
questa grande sfida, il Pontificio Consiglio per le Comunicazioni
Sociali ha pubblicato da pochi giorni il documento Etica nelle
Comunicazioni Sociali. Esso è un caldo invito rivolto ai
giornalisti perché si impegnino a servire la persona umana
attraverso l'edificazione di una società fondata sulla
solidarietà, la giustizia e l'amore, attraverso la comunicazione
della verità sulla vita umana e il suo compimento finale
in Dio (cfr n. 33). Ringrazio il Pontificio Consiglio per questo
documento, che raccomando al vostro studio e alla vostra riflessione.
5. Carissimi Fratelli e Sorelle! La Chiesa e i "media"
devono camminare insieme nel rendere il loro servizio alla famiglia
umana. Chiedo dunque al Signore che vi sia concesso di riportare
da questa celebrazione giubilare la convinzione che è possibile
essere insieme autentici cristiani ed eccellenti giornalisti.
Il mondo dei "media" ha bisogno di uomini e donne che
giorno per giorno si sforzino di vivere al meglio questa duplice
dimensione. Ciò accadrà sempre di più, se
saprete tenere lo sguardo fisso su Colui che è il centro
di questo anno giubilare, Gesù Cristo, "il testimone
fedele, Colui che è, che era e che viene" (Ap 1, 5.8).
Nell'invocare il suo aiuto su ciascuno voi e sul vostro lavoro
particolarmente esigente, vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica,
che estendo volentieri alle vostre famiglie.
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