L'OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
1. "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la
mia Chiesa" (Mt 16,18).
Abbiamo varcato come pellegrini la Porta Santa della Basilica
Vaticana, ed ora la Parola di Dio attira la nostra attenzione
su ciò che Cristo ha detto a Pietro e di Pietro.
Siamo riuniti intorno all'Altare della Confessione, posto sopra
la tomba dell'Apostolo, e la nostra assemblea è formata
da quella speciale comunità di servizio che si chiama la
Curia Romana. Il "ministerium petrinum", cioè
il servizio proprio del Vescovo di Roma, col quale ciascuno di
voi nel proprio campo di lavoro è chiamato a collaborare,
ci unisce in un'unica famiglia ed ispira la nostra preghiera nel
momento solenne che la Curia Romana vive oggi, festa della Cattedra
di San Pietro.
Noi tutti e, in primo luogo, io stesso, siamo profondamente toccati
dalle parole del Vangelo appena proclamate: "Tu sei il Cristo
... Tu sei Pietro" (Mt 16,16.18). In questa Basilica, presso
la memoria del martirio del Pescatore di Galilea, esse riecheggiano
con singolare eloquenza, accresciuta dall'intenso clima spirituale
del Giubileo bimillenario dell'Incarnazione.
2. "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Mt
16,16): è questa la confessione di fede del Principe degli
Apostoli. Questa è anche la confessione che noi oggi rinnoviamo,
venerati Fratelli Cardinali, Vescovi e Sacerdoti, insieme con
tutti voi, carissimi Religiosi, Religiose e Laici, che prestate
la vostra apprezzata collaborazione nell'ambito della Curia Romana.
Ripetiamo le luminose parole dell'Apostolo con particolare emozione
in questo giorno, nel quale celebriamo il nostro speciale Giubileo.
E la risposta di Cristo suona forte nel nostro animo: "Tu
sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa"
(Mt 16,18). L'evangelista Giovanni attesta che Gesù aveva
attribuito a Simone il nome di "Cefa" fin dal primo
incontro, quando lo aveva a lui condotto il fratello Andrea (cfr
Gv 1,41-42). Il racconto di Matteo, invece, conferisce a questo
atto di Cristo il più grande risalto, collocandolo in un
momento centrale del ministero messianico di Gesù, il quale
esplicita il significato del nome "Pietro" riferendolo
all'edificazione della Chiesa.
"Tu sei il Cristo": su questa professione di fede di
Pietro, e sulla conseguente dichiarazione di Gesù: "Tu
sei Pietro" si fonda la Chiesa. Un fondamento invincibile,
che le potenze del male non possono abbattere: vi è a sua
tutela, la volontà stessa del "Padre che sta nei cieli"
(Mt 16,17). La Cattedra di Pietro, che oggi celebriamo, non poggia
su sicurezze umane - "la carne e il sangue" - ma su
Cristo, pietra angolare. E anche noi, come Simone, ci sentiamo
"beati", perché sappiamo di non avere alcun motivo
di vanto, se non nel disegno eterno e provvidente di Dio.
3. "Io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò
cura" (Ez 34,11). La prima Lettura, tratta dal celebre oracolo
del profeta Ezechiele sui pastori d'Israele, evoca con forza il
carattere pastorale del ministero petrino. E' il carattere che
qualifica, di riflesso, la natura e il servizio della Curia Romana,
la cui missione è appunto di collaborare con il Successore
di Pietro per lo svolgimento del compito affidatogli da Cristo
di pascere il suo gregge.
"Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io
le farò riposare" (Ez 34,11.15). "Io stesso":
sono queste le parole più importanti. Manifestano, infatti,
la determinazione con cui Dio intende prendere l'iniziativa occupandosi
del suo popolo in prima persona. Noi sappiamo che la promessa
- "Io stesso" - si è fatta realtà. Si
è adempiuta nella pienezza dei tempi, quando Dio ha mandato
il suo Figlio, il Pastore Buono, a pascere il gregge "con
la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore"
(Mic 5,3). Lo ha mandato a radunare i figli di Dio dispersi offrendo
se stesso come agnello, mite vittima di espiazione, sull'altare
della croce.
E' questo il modello di Pastore, che Pietro e gli altri Apostoli
hanno imparato a conoscere e ad imitare stando con Gesù
e condividendo il suo ministero messianico (cfr Mc 3,14-15). Se
ne sente l'eco nella seconda Lettura, in cui Pietro si definisce
"testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria
che deve manifestarsi" (1 Pt 5,1). Il pastore Pietro è
tutto plasmato dal Pastore Gesù e dal dinamismo della sua
Pasqua. Il "ministero petrino" è radicato in
questa singolare conformazione a Cristo Pastore di Pietro e dei
suoi Successori, una conformazione che ha il suo fondamento in
un peculiare carisma d'amore: "Mi ami tu più di costoro?
... Pasci i miei agnelli" (Gv 21,15).
4. In una occasione come quella che stiamo vivendo, il Successore
di Pietro non può dimenticare ciò che accadde prima
della passione di Cristo, nell'orto degli ulivi, dopo l'ultima
Cena. Nessuno degli Apostoli sembrava rendersi conto di quello
che stava per avvenire e che Gesù ben conosceva: Egli sapeva
di recarsi lì per vegliare e pregare, e così prepararsi
alla "sua ora", l'ora della morte in croce.
Egli aveva detto agli Apostoli: "Tutti rimarrete scandalizzati,
poiché sta scritto: Percuoterò il pastore e le pecore
saranno disperse" (Mc 14,27). E Pietro di rimando: "Anche
se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò" (Mc
14,29). Mai mi scandalizzerò, mai ti lascerò...
E Gesù a lui: "In verità ti dico: proprio tu
oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte,
mi rinnegherai tre volte" (Mc 14,30). "Se anche dovessi
morire con te, non ti rinnegherò" (Mc 14,31), aveva
replicato con fermezza Pietro, e con lui gli altri Apostoli. E
Gesù: "Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per
vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga
meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli"
(Lc 22, 31-32).
Ecco la promessa di Cristo, nostra consolante certezza: il ministero
petrino non si fonda sulle capacità e sulle forze umane,
ma sulla preghiera di Cristo, che implora il Padre perché
la fede di Simone "non venga meno" (Lc 22,32). "Una
volta ravveduto", Pietro potrà compiere il suo servizio
in mezzo ai fratelli. Il ravvedimento dell'Apostolo - possiamo
quasi dire la sua seconda conversione - costituisce così
il passaggio decisivo nel suo itinerario di sequela del Signore.
5. Carissimi Fratelli e Sorelle che prendete parte a questa celebrazione
giubilare della Curia Romana, le parole di Cristo a Pietro non
devono mai cadere dalla nostra memoria. Il nostro varcare la Porta
Santa, per attingere la grazia del Grande Giubileo, dev'essere
animato da un profondo spirito di conversione. In questo ci è
di aiuto proprio la vicenda di Pietro, la sua esperienza della
debolezza umana, che lo portò, poco dopo il dialogo con
Gesù appena ricordato, a dimenticare le promesse fatte
con tanta insistenza e a rinnegare il suo Signore. Nonostante
il suo peccato ed i suoi limiti, Cristo lo scelse e lo chiamò
ad un compito altissimo: quello di essere il fondamento dell'unità
visibile della Chiesa e di confermare i fratelli nella fede.
Decisivo nella vicenda fu quel che avvenne nella notte tra il
giovedì e il venerdì della Passione. Cristo, condotto
fuori dalla casa del sommo sacerdote, fissò Pietro negli
occhi. L'Apostolo, che lo aveva appena rinnegato tre volte, folgorato
da quello sguardo, comprese tutto. Gli tornarono alla mente le
parole del Maestro e si sentì trafiggere il cuore. "E
uscito, pianse amaramente" (Lc 22,62).
Il pianto di Pietro ci scuota nell'intimo, sì da spingerci
ad un'autentica purificazione interiore. "Signore, allontanati
da me che sono un peccatore", egli aveva esclamato un giorno,
dopo la pesca miracolosa (Lc 5,8). Facciamo nostra, carissimi
Fratelli e Sorelle, questa invocazione di Pietro, mentre celebriamo
il nostro santo Giubileo. Cristo rinnoverà anche per noi
- lo speriamo con umile fiducia - i suoi prodigi: ci concederà
in misura sovrabbondante la sua grazia risanatrice e compirà
nuove pesche miracolose, cariche di promesse per la missione della
Chiesa nel terzo millennio.
Vergine Santa, che hai accompagnato con la preghiera i primi passi
della Chiesa nascente, veglia sul nostro cammino giubilare. Ottienici
di sperimentare, come Pietro, il costante sostegno di Cristo.
Aiutaci a vivere la nostra missione al servizio del Vangelo nella
fedeltà e nella gioia, in attesa del ritorno glorioso del
Signore, Cristo Gesù, lo stesso ieri, oggi e sempre.
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