IL DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
Signori Cardinali,
Venerati Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,
Carissimi Diaconi e familiari!
1. Con grande gioia vi incontro in questo significativo appuntamento
giubilare. Saluto il Prefetto della Congregazione per il Clero,
il Cardinale Darío Castrillón Hoyos, e i suoi collaboratori,
che hanno curato queste intense giornate di preghiera e di fraternità.
Saluto i Signori Cardinali e i Presuli qui convenuti. Saluto specialmente
voi, carissimi Diaconi permanenti, le vostre famiglie e quanti
vi hanno accompagnato in questo pellegrinaggio alle tombe degli
Apostoli.
Siete venuti a Roma per celebrare il vostro Giubileo: vi accolgo
con affetto! L'occasione è quanto mai propizia per approfondire
il significato e il valore della vostra identità stabile
e non transeunte di ordinati non per il sacerdozio, ma per il
diaconato (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 29). Quali
ministri del popolo di Dio, siete chiamati ad operare con l'azione
liturgica, con l'attività didattico-catechistica e con
il servizio della carità in comunione con il Vescovo ed
il Presbiterio. E questo singolare anno di grazia, che è
il Giubileo, mira a farvi riscoprire ancora più radicalmente
la bellezza della vita in Cristo. La vita in Lui, che è
la Porta Santa!
2. In effetti, il Giubileo è tempo forte di verifica e
di purificazione interiore, ma anche di recupero di quella missionarietà
che è insita nel mistero stesso di Cristo e della Chiesa.
Chi crede che Cristo Signore è la via, la verità
e la vita, chi sa che la Chiesa è il suo prolungamento
nella storia, chi di tutto questo fa esperienza personale non
può fare a meno di diventare, per ciò stesso, ardentemente
missionario. Cari Diaconi, siate attivi apostoli della nuova evangelizzazione.
Portate tutti a Cristo! Si dilati, grazie anche al vostro impegno,
il suo Regno nella vostra famiglia, nel vostro ambiente di lavoro,
nella parrocchia, nella Diocesi, nel mondo intero!
La missione, almeno quanto ad intenzione e passione, deve urgere
nel cuore dei sacri ministri e sospingerli fino al dono totale
di sé. Non arrestatevi davanti a nulla, proseguite nella
fedeltà a Cristo, seguendo l'esempio del diacono Lorenzo,
la cui venerata ed insigne reliquia avete voluta qui, per questa
occasione.
Anche ai nostri tempi non mancano persone che Dio chiama al martirio
cruento; molto più numerosi, però, sono i credenti
sottoposti al "martirio" dell'incomprensione. Non si
turbi il vostro animo per le difficoltà ed i contrasti,
ma, al contrario, cresca nella fiducia in Gesù che ha redento
gli uomini mediante il martirio della Croce.
3. Cari Diaconi, inoltriamoci nel nuovo millennio insieme con
tutta la Chiesa, che spinge i suoi figli a purificarsi, nel pentimento,
da errori, infedeltà, incoerenze, ritardi (cfr Lett. Ap.
Tertio millennio adveniente, 33). I primi ad offrire l'esempio
non potrebbero non essere i ministri ordinati: Vescovi, Presbiteri,
Diaconi. Questa purificazione, questo pentimento sono da intendersi
soprattutto in riferimento a ciascuno di noi personalmente. Vengono
interpellate in primo luogo le nostre coscienze di sacri ministri
operanti in questo tempo.
Innanzi alla Porta Santa, avvertiamo la necessità di "uscire"
dalla nostra terra egoistica, dai nostri dubbi, dalle nostre infedeltà
e sentiamo impellente l'invito ad "entrare" nella terra
santa di Gesù, che è la terra della piena fedeltà
alla Chiesa Una, Santa, Cattolica ed Apostolica. Risuonano nel
nostro animo le parole del divino Maestro: "Venite a me,
voi tutti, che siete affaticati e stanchi ed io vi ristorerò"
(Mt 11,28).
Cari Diaconi, alcuni di voi sono forse affaticati per gli impegni
gravosi, per la frustrazione a seguito di iniziative apostoliche
non riuscite, per l'incomprensione di molti. Non perdetevi di
coraggio! Abbandonatevi fra le braccia di Cristo: Egli vi ristorerà.
Sia questo il vostro Giubileo: un pellegrinaggio di conversione
a Gesù.
4. Fedeli in tutto a Cristo, carissimi Diaconi, sarete pure fedeli
ai vari ministeri che la Chiesa vi affida. Quanto prezioso è
il vostro servizio alla Parola e alla catechesi! Che dire poi
della diaconía dell'Eucaristia, che vi pone a diretto contatto
con l'altare del Sacrificio nel servigio liturgico?
Giustamente, inoltre, voi vi impegnate a vivere in modo inseparabile
il servizio liturgico con quello della carità nelle sue
espressioni concrete. Questo rende evidente come il segno dell'amore
evangelico non sia riducibile a categorie puramente solidaristiche,
ma si ponga come coerente conseguenza del mistero eucaristico.
In forza del vincolo sacramentale, che vi lega ai Vescovi ed ai
Presbiteri, voi vivete pienamente la communio ecclesiale. La fraternità
diaconale nella vostra Diocesi, pur non costituendo una realtà
strutturale analoga a quella dei Presbiteri, vi sprona a condividere
la sollecitudine dei Pastori. Dall'identità diaconale scaturiscono
con chiarezza tutti i lineamenti della vostra specifica spiritualità,
che si presenta essenzialmente come spiritualità di servizio.
5. Carissimi, il Giubileo è tempo propizio per restituire
a questa identità e a questa spiritualità la propria
fisionomia originaria ed autentica, così da rinnovare interiormente
e mobilitare ogni energia apostolica.
La domanda di Cristo: "Quando il figlio dell'uomo tornerà,
troverà la fede sulla terra?" (Lc 18,8) risuona con
singolare eloquenza in questa occasione giubilare.
La fede va trasmessa, va comunicata. E' anche vostro compito partecipare
alle giovani generazioni l'unico e immutabile Vangelo della salvezza,
perché il futuro sia ricco di speranza per tutti.
Vi sostenga in questa missione la Santa Vergine. Io vi accompagno
con la mia preghiera, avvalorata da una speciale Benedizione Apostolica,
che imparto di cuore a voi, alle vostre spose, ai vostri figli
e a tutti i Diaconi che servono il Vangelo in ogni parte del mondo.
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